Vasco Rossi, l’intervista e il racconto delle prove del tour negli stadi: ‘Stanno arrivando nuove canzoni. In mezzo ai giovani mi sento bene’ – VIDEO / FOTO

Written by on 21 maggio 2018

Vasco Rossi, l'intervista e il racconto delle prove del tour negli stadi: 'Stanno arrivando nuove canzoni. In mezzo ai giovani mi sento bene' - VIDEO / FOTO

"C'è un 'prima' e un 'dopo' Modena Park. Il più grande raduno rock della musica italiana, del 1° luglio scorso, è l'inevitabile spartiacque…". Al Rockisland di Rimini, il locale-palafitta nel quale si è rintanato insieme alla sua combriccola per mettere a punto gli ultimi dettagli dei concerti negli stadi, Vasco ha appena finito di provare il suo show di fronte a una trentina di fan. È metà pomeriggio, i tecnici stanno smontando gli strumenti e arrotolando i cavi. Dai finestroni della palafitta entra una luce intensa e le temperature sono piuttosto calde. In sottofondo, il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli. Occhiali da sole e immancabile cappellino all'indietro, il rocker di Zocca esce dal camerino asciugandosi la fronte, si siede e comincia a leggere la prima riga del comunicato che il suo ufficio stampa ha distribuito ai giornalisti. Scopre gli occhi e fa uno dei suoi sorrisi beffardi: "Procediamo ad libitum", scherza. Modena ha rappresentato al tempo stesso un punto di arrivo e di ripartenza, per Vasco: "È stata una seduta psicanalitica. Canzoni come 'Colpa d'Alfredo' e 'Bollicine' mi hanno spaesato. Non mi ricordavo neppure lo spirito di certe canzoni". Qualcuno, fraintendendo alcune sue esternazioni sui social, ha pensato che fosse un canto del cigno, un modo per chiudere la carriera in bellezza e ritirarsi dalle scene: "Ma io non ho mai pensato di smettere. Quando ho detto che mi sarei 'dimesso da rockstar' intendevo dire che chiudevo una fase della mia carriera per aprirne un'altra", precisa lui. Che ora torna in pista, con non poche novità.

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Il calendario del "VascoNonStop Live 2018" comprende nove appuntamenti. Partenza il 1° giugno dallo Stadio Olimpico di Torino (nel capoluogo piemontese suonerà anche il 2 giugno), poi si rotola verso sud: 6 e 7 giugno Padova, 11 e 12 giugno Roma, 16 e 17 giugno Bari, 21 giugno Messina. "Abbiamo pensato che quest'anno fosse giusto fare gli stadi, girare l'Italia da nord a sud", spiega Rossi, "inizialmente l'idea era quella di andare a portare un po' a tutti lo spirito di Modena Park. Ma non avrebbe avuto senso, perché Modena è stata una cosa unica e irripetibile: così ho capito che dovevo portare uno spettacolo diverso". Con questa nuova serie di concerti Vasco riprende il discorso lì dove lo aveva interrotto con il tour negli stadi del 2017, prima del caos di Modena: per l'occasione ha ripescato alcune canzoni che non faceva da anni e le ha attualizzate, adattandole al presente, come "Cosa succede in città" e "Fegato, fegato spappolato". Sembra quasi un modo per riscoprire le sue origini, la "normalità", dopo un concerto epico come quello dell'anno scorso: "Quando ho cominciato a pensare alla scaletta, istintivamente ho deciso di aprire i concerti con 'Cosa succede in città'", racconta, giocando con gli occhiali da sole, "ci voleva, è la canzone giusta per ricominciare questo 'never ending tour'. Mi sento un po' come Dylan… Con le dovute differenze!".

Non ho mai pensato di smettere. Modena è stata una seduta psicanalitica. Canzoni come 'Colpa d'Alfredo' e 'Bollicine' mi hanno spaesato. Non mi ricordavo neppure lo spirito di certe canzoni.

La band è stata in parte rinnovata. Dopo la scomparsa di Guido Elmi, storico braccio destro di Vasco, la direzione musicale è passata a Vince Pastano: "Ma la gente non muore mai completamente. Guido ce l'ho dentro". Il chitarrista (40 anni tondi tondi), che negli ultimi anni aveva affiancato Elmi nella preparazione dei concerti, ha rimesso mano agli arrangiamenti di alcune delle canzoni che Rossi ha deciso di inserire in scaletta: si va da classici immancabili come "Albachiara", "Vita spericolata" e "Siamo solo noi" a piccole sorpresine come "Stupido hotel" e "E adesso che tocca a me" (che in prova Vasco interpreta in modo molto serio, tenendo lo sguardo basso, con i fan in un silenzio quasi religioso). I suoni sono più o meno gli stessi degli ultimi show negli stadi, compatti e spigolosi. In alcuni casi Pastano ha calcato un po' la mano, alzando l'asticella – è il caso delle stesse "Cosa succede in città" e "Fegato, fegato spappolato" (con una citazione di "Enter sandman" dei Metallica – Vasco ricambia così il favore, dopo l'omaggio che la band gli ha riservato durante un recente concerto in Italia): "Le facciamo in chiave industrial. Il fatto è che quando si comincia a fare rock a vent'anni, più si va avanti e più si ha voglia di evolvere. È naturale: ti annoi, vuoi andare avanti. A me succede così", spiega Vasco a proposito del sound dei nuovi concerti, "avevo voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e di respirare energia giovane. La band ne aveva bisogno, dopo Modena Park. In mezzo ai giovani mi trovo bene, mi trasmettono la loro energia. Nelle scelte per gli arrangiamenti c'è molta farina del sacco di Vince. Oltre ad essere un grande chitarrista, è anche un grande arrangiatore. Gli ho dato carta bianca. A volte ha esagerato con le scelte e io l'ho riportato un po' nella 'normalità'. Ecco, faccio da moderatore dell'entusiasmo giovanile". "Si sta bene in mezzo ai giovani. Non si sta bene in mezzo ai vecchi", aggiunge, sorridendo.

https://cdnrockol-rockolcomsrl.netdna-ssl.com/9YF_3l4flh7SKA5EQHo7Ej45aBI=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/dsc-3068-rn160518-putland.jpgEntusiasmo giovanile: Vasco lo ripete più volte, durante l'incontro. Anche per presentare la new entry, Beatrice Antolini, subentrata a Clara Moroni (per la prima volta in ben ventidue anni non sarà sul palco con il rocker, ma aprirà i concerti negli stadi): "Non volevo una semplice corista, ma una musicista. È stato Vince a parlarmi di lei. Ci siamo incontrati e quando l'ho ascoltata ho capito che era quella giusta. Una polistrumentista eccezionale", dice Rossi della 36enne cantautrice marchigiana. Non ci sarà Andrea "Cucchia" Innesto al sax, mentre sono confermatissimi Claudio "il Gallo" Golinelli (basso), Matt Laugg (batteria), Stef Burns (chitarre), Alberto Rocchetti (tastiere) e Frank Nemola (tromba e tastiere). Una macchina da guerra che scalderà i suoi motori nella data zero del prossimo 27 maggio allo Stadio Teghil Lignano Sabbiadoro. La prova generale, invece, è in programma per il 25 maggio, sempre allo stadio di Lignano: l'ingresso, come da tradizione, è riservato esclusivamente agli iscritti del Blasco Fan Club.

Io non sono un profeta che tocca la gente e la gente si commuove. Io sono solamente quello che scrive le canzoni. E non sono come le canzoni che scrivo. Le canzoni possono essere perfette, l'uomo è pur sempre un uomo…

Già, i fan. Alcuni quando hanno saputo che Vasco aveva scelto Rimini per le prove del tour (anziché Castellaneta, in Puglia, perché il Cromie – il locale che ha ospitato le prove delle sue ultime tournée – è attualmente in ristrutturazione), si sono precipitati nella cittadina della Riviera romagnola sperando di incontrarlo. Gli irriducibili lo aspettano fuori da Rockisland. Quando Vasco scende dal suo van, stringe la mano ai più fortunati. Uno di loro scoppia a piangere per l'emozione: "Ma io non sono un profeta che tocca la gente e la gente si commuove. Io sono solamente quello che scrive le canzoni. E non sono come le canzoni che scrivo. Io sono lo strumento che fa da tramite tra l'ispirazione e la canzone. Le canzoni possono essere perfette, l'uomo è pur sempre un uomo…", filosofeggia Rossi, "le canzoni sono un'arte povera, ma hanno una potenza enorme. Parlo delle canzoni d'autore, non delle canzonette. Commuovono, confortano, consolano, permettono di condividere emozioni. E condividere emozioni quando si è in 50.000 è meraviglioso". "Ma l'ispirazione non arriva sempre così, dal nulla. C'è sempre dietro un lavoro, una passione enorme, esercizio", precisa poi il cantautore. Fa strano sentirlo dire proprio da lui, che qualche anno fa, in una delle sue canzoni più celebri, cantava: "Le mie canzoni nascono da sole / vengono fuori già con le parole". "L'ispirazione si costruisce dentro di te. Ultimamente ho letto un libro molto bello, si intitola 'Devi cambiare la tua vita' e l'autore è Peter Sloterdijk, che parla di quanto sia fondamentale esercitarsi per superarsi. La cosa che vorrei dire ai giovani è proprio questa: l'ispirazione non arriva dalla luna, bisogna esercitarsi".

https://cdnrockol-rockolcomsrl.netdna-ssl.com/uLF6eelU7rfzICsdlgs7SSdEWt0=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/dsc-3121-rn160518-putland.jpgVasco parla volentieri del passato, degli esordi come disc jokey, di quando un'etichetta, la Lotus, gli fece fare il primo 33 giri, dei pregiudizi ("Mi davano del drogato quando ancora non lo ero. Non sapevo neanche cosa fosse la droga. Io la prima canna me la sono fatta a 26 anni"), della prima partecipazione al Festival di Sanremo. Era il 1982 e il rocker di Zocca – ancora sconosciuto al grande pubblico – si presentò in gara con "Vado al massimo": "Ci andai per avere un po' di visibilità, ne avevo bisogno. Fu l'organizzatore, Gianni Ravera, ad invitarmi. 'Vieni e fai quello che ti pare', mi disse. E mi convinse. Scrissi 'Vado al massimo' appositamente per il Festival. Volevo fare l'asino, come aveva fatto Antoine qualche anno prima: 'Tu sei buono e ti tirano le pietre…'. Invece fu una svolta epocale: io arrivai in finale, mentre Claudio Villa, il 'reuccio' della canzone italiana, fu eliminato. S'incazzò di brutto", ricorda Rossi, sorridendo. Ma già prima di presentarsi a Sanremo Vasco si era autodefinito "rockstar": "Era un modo per differenziarmi dai cantautori. Anche io ero un cantautore, ma lo ero in modo diverso: usavo la band come strumento, non la chitarra acustica. Ho usato il rock come linguaggio per provocare le coscienze. Raccontavo le cose che vedevo e le buttavo in faccia alla gente".

La mia provocazione più grande? 'Albachiara'. Era il 1979 e io parlavo, in una canzone, di una ragazzina che si masturba. All'epoca nessuna ragazza lo ammetteva. Fece scalpore.

Quando gli chiedi qual è stata la sua provocazione più grande, ti risponde istintivamente, senza pensarci due volte: "'Albachiara'. Era il 1979 e io parlavo, in una canzone, di una ragazzina che si masturba. All'epoca nessuna ragazza lo ammetteva. Fece scalpore". E oggi? "Dicono che il rock è morto. Invece io penso che il rock italiano sia diventato più credibile. Forse chi dice che i rapper sono i nuovi cantautori ha ragione. I loro testi sono provocatori. Caparezza, ad esempio, è un genio. Ci sono un sacco di talenti, ma non basta solamente aver talento: bisogna avere le canzoni. Io sono il rock italiano. E oggi continuo a provocare. A volte lo faccio per scherzo, ma poi mi dimentico di aver scherzato…". A proposito di Sanremo: quello del 2018, condotto da Baglioni, Vasco dice di averlo seguito a spezzoni. "Baglioni è stato un genio a fare quello che ha fatto. È bravo a organizzare le cose. E poi è educato, garbato", commenta, "però poteva evitare di cantare le sue canzoni insieme a tutti gli ospiti. Non me l'aspettavo. Quando ho visto la Nannini cantare insieme a lui ho pensato: 'Ma stiamo scherzando?'. Io nei panni di 'boss' del Festival? Non sono Baglioni (ride). Se lo facessi, vorrei cantare tutte le mie canzoni. Ma senza duetti, perché non li sopporto". Alza le mani: "So che piacciono alla gente. Però, artisticamente…".

È l'ora del tramonto, i tecnici hanno finito di smontare gli strumenti e cala la quiete su Rockisland. L'incontro con Vasco sta per volgere al termine, ma prima di salutare tutti il rocker ne approfitta per offrire due importanti anticipazioni su cosa succederà nei prossimi mesi: "Tornerò in tour nel 2019, faremo altre città rimaste fuori da questo giro, come Milano. E poi ci saranno canzoni nuove. Stanno arrivando", assicura, "prima dei concerti dell'anno prossimo ci sarà una canzone molto filosofica, con una sensibilità femminile. Però non voglio dire altro, ora penso solamente a questo tour".

di Mattia Marzi

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