Rihanna: «Domani è troppo tardi»

Written by on 21 Novembre 2018

A Parigi è una serata di nebbia, e Rihanna ha appena terminato un incontro con il suo commercialista nella suite sull’attico del Four Seasons Hotel. A quest’ora, le luci della Tour Eiffel sono spente già da tempo. Robyn «Rihanna» Fenty è una creatura della notte. I picchi di creatività spesso li ha dopo la mezzanotte, un ritmo che ha acquisito presto nel corso della sua carriera musicale.

Nell’ambiente buio e insonorizzato di uno studio di registrazione, il tempo è elastico. Dopo il nostro incontro, avrà ancora una valanga di email cui rispondere, ma al momento ha una questione più urgente da affrontare: ha deciso che è arrivata l’ora di risolvere la mia vita sentimentale. «Mi sta dicendo che è su una app di incontri? Non ha l’aspetto di una che rimedia gli appuntamenti galanti online», mi dice mentre i suoi occhi a mandorla verdi danno una sbirciata al mio iPhone. «Venga qui e mi spieghi come si fa questa cosa dello swipe».

Avvolta in un comodo accappatoio dell’hotel, ai piedi ha un paio di pantofole Fenty Puma, Rihanna è affascinante con i capelli spettinati in onde sciolte e la pelle luminosa. Allo stesso tempo, ha il modo di fare di una vecchia amica. Come dice Sandra Bullock, che ha recitato con lei in Ocean’s 8, «quando sei con Rihanna sei combattuta tra il restare affascinata dalla sua celebrità e il sentirti immediatamente a tuo agio. E poi, quando la sua luce si posa su di te, ti fa sentire una favola!».

Scorriamo insieme sul telefonino alcuni profili maschili: «Questo è troppo carino, se sei carino devi avere almeno qualche ruga», dice valutando il classico modello a torso nudo su una tavola da surf. «Ecco, questo è quello giusto!», e mi indica un uomo un po’ trasandato ma piacente. «Ha l’aria intelligente, è inglese, e niente pelata». Questo però è un gioco. Sulla sua vera vita privata Rihanna è invece riservata, anche se tempo fa ammetteva: «Prima mi sentivo in colpa ogni volta che dedicavo tempo alla mia vita privata, ma è anche vero che non avevo mai conosciuto nessuno per cui valesse la pena farlo». Quelli però erano ancora i tempi della storia con il miliardario saudita Hassan Jameel, finita quest’estate. In ogni caso, compiuti i 30 anni, adesso lei è del tutto presa dalla ricerca di un equilibrio salutare tra lavoro e vita. «Anche mentalmente, solo stare lontana dal cellulare, vivere il momento, per me è stato un modo per crescere. Adesso, quando lavoro, lo faccio con tutta me stessa. Perché, prima che te ne accorgi, gli anni passano. Sono contenta di prendere tempo per dedicarmi a me. Sono felice».

Eppure, cambiare in modo così radicale il proprio stile di vita non è sempre facile, soprattutto se, come Rihanna, sei stata sotto i riflettori da quando eri adolescente. Adesso che non è solo il volto del suo marchio personale ma anche l’amministratore delegato di un impero globale di moda e prodotti di bellezza, è ancora più difficile. Da quando ha mollato il suo appartamento newyorkese ha tuttavia iniziato a prendersi più cura di se stessa: «Adesso che ho trent’anni quali sono le cose che dovrei fare? Dovrei preoccuparmi? Dovrei congelare gli ovuli? Cosa si fa a trent’anni?!», si interroga.

Ma questo non significa che i suoi ritmi si stravolgano, e la rockstar si sta preparando ad affrontare uno dei periodi più produttivi della sua carriera. Quest’estate la si è vista in Ocean’s 8, dove interpreta una hacker con i dreadlock che le arrivano alla vita. Gary Ross, il regista del film, la ricorda come «una donna coraggiosamente autentica: se ne infischia di quello che la gente pensa di lei, è completamente concentrata sull’essere se stessa. Ha anche una grande determinazione, le interessa soprattutto il lavoro, e i problemi personali li lascia a casa».

Nel frattempo, Rihanna ha lanciato Fenty Beauty in collaborazione con Kendo, la divisione del gruppo LVMH che fa da incubatore per nuovi marchi di cosmetici. Partendo con una gamma di fondotinta che coprono un intero spettro di tonalità di pelle (ci sono 40 diverse sfumature), la linea di cosmetici ha avuto un successo impressionante, raggiungendo i 100 milioni di dollari di vendite nei primi 40 giorni. All’inizio Rihanna è rimasta spiazzata dal risultato. È cresciuta guardando la madre che si truccava, per cui le è venuto spontaneo pensare a fondotinta per pelli più scure. «Da nera, non sarei stata in pace con me stessa se non lo avessi fatto», dice. «La cosa che non mi aspettavo è il modo in cui la gente si è commossa nel trovare la tonalità della propria carnagione sugli scaffali, non mi aspettavo che sarebbe stato un momento così rivoluzionario». Ha mantenuto lo stesso approccio con Savage X Fenty, la sua linea di lingerie, destinata direttamente al consumatore, che ha lanciato in partnership con il gigantesco negozio online TechStyle, offrendo una intera gamma di biancheria effetto nudo. In passato aveva dichiarato che il suo rimpianto più grande sull’abito trasparente Adam Selman indossato nel 2014 ai Cfda Fashion Awards è stato non mettersi un tanga di un bianco accecante, più che altro perché la biancheria effetto nudo che ha finito per indossare non corrispondeva alla sua tonalità di pelle: «Non era il mio nudo».

Le modelle che Rihanna usa per la lingerie sono di tutte le forme e taglie, donne vere con corpi veri. Come Gigi Hadid e Serena Williams, anche lei è presa di mira in Rete da troll accaniti nel body-shaming. Di rado risponde pubblicamente, ma quando lo fa sceglie la strada dell’umorismo: «Bisogna prendersi in giro, e lo dico seriamente. Lo so pure io quand’è che sono grassa e quando dimagrisco. E accetto i corpi di tutti i tipi. Non sono fatta come le ragazze Victoria’s Secret, e mi sento comunque bellissima e a mio agio quando sono in lingerie».

La Rihanna comunque più autentica è quella musicale. Anche se sono passati più di due anni da quando ha pubblicato Anti, continua a dominare le classifiche e lo scorso marzo ha stabilito un nuovo record come prima artista donna a superare i due miliardi di streaming su Apple Music. Con il suo prossimo disco – il nono – la rockstar sta modificando ulteriormente la sua produzione creativa: ha intenzione di fare un album reggae. Il suo musicista reggae preferito è senz’altro Bob Marley (la Rete è piena di descrizioni dell’altare dedicato a Bob che una volta aveva costruito a casa sua). «Se le dico le mie canzoni di Bob preferite mi prenderà per una vera turista», dice scorrendo una playlist sul suo iPhone che subito dopo parte a tutto volume con Three Little Birds, No Woman, No Cry e Redemption Song, un classico di Marley di cui fa la cover in tour. Ma tra tutti i pezzi è Buffalo Soldier il Marley preferito da Rihanna, canzone che parla di cambiamento radicale e spaesamento: qualcosa di familiare per la cantante, che da un giorno all’altro ha lasciato Barbados per New York, pochi mesi dopo essere stata scoperta dal produttore discografico Evan Rogers a soli 16 anni. Le somiglianze tra Bob Marley e Rihanna sono in realtà profonde, al di là della banale provenienza di entrambi da un’isola. Come lui, la rockstar possiede un naturale talento nel risintonizzarsi costantemente con l’umore di una generazione nel modo in cui canta, si veste e si muove.

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Guarda caso, il nome che Rihanna ha dato alla sua linea di lingerie incapsula a perfezione il modo in cui vive adesso – ed è scritto in lettere d’oro su una catenina che ha appeso al collo: S-A-V-A-G-E, selvaggia. «Essere selvaggi significa avere il controllo completo dei propri sentimenti e delle scelte che si fanno. In pratica devi fare in modo che tutti quelli che sanno giocare bene stiano in squadra con te», dice, muovendo la scritta d’oro tra le dita smaltate di viola. «In quanto donne, ci descrivono sempre come bisognose e lamentose, destinate a uscire dalle relazioni con il cuore a pezzi. Una selvaggia è l’esatto contrario. E agli uomini non piace che i ruoli si ribaltino».

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Il pomeriggio seguente, Rihanna mi invita nella sua suite a provare i nuovi cosmetici della sua linea Fenty Beauty. Quando arrivo, la trovo in tenuta da aeroporto: pantaloni mimetici, comoda felpa nera con cappuccio e zoccoli Manolo Blahnik. È impegnata a mettere una base di fondotinta chiaro a un membro del suo staff. Ci sono ciotole di polvere dai colori vivaci ben allineate sulla cassettiera, inclusa una che si chiama Sangria Sunset, la sfumatura rosa acceso che riconosco faceva parte del look avanguardista di Rihanna l’anno scorso al gala del Met. Vengo attratta immediatamente dai rossetti, uno di una tonalità scura di prugna e un altro di un acceso violetto che quando lo provo sul dorso della mano esplode in una macchia di colore intensa. «Tutti gli uomini a Hollywood si truccano per il red carpet, anche se non vogliono ammetterlo», mi dice. Oggi mi tratta come parte della famiglia, come fa con tutta la sua cerchia di giovani impiegati, quasi sempre donne, con l’affetto canzonatorio di una sorella maggiore. Spiega che la lealtà è in testa alla sua lista di priorità. Quando un nuovo membro entra nella squadra Fenty, di solito comincia facendosi le ossa come suo assistente, così lei può tenerlo d’occhio.

Ciò detto, è difficile competere con i legami profondi che ha creato con la sua famiglia allargata a Barbados. Il telefonino è pieno di foto di Majesty, la sua nipotina di tre anni. Gli adorabili videomessaggi che ha archiviato nel cellulare le danno conforto nei giorni in cui ha nostalgia di casa. Ricorda perfettamente la prima volta che ne ha sentito la mancanza, due anni dopo essersi trasferita negli Stati Uniti: un desiderio così intenso che l’ha spinta a chiamare al telefono il fratello minore Rorrey per dirgli solo quanto lo amava. «Sono cresciuta praticamente in paradiso. La gente usa i risparmi di una vita per andare in vacanza lì, ed è facile dimenticarsene».
Ma anche in paradiso possono accadere tragedie: l’anno scorso, il giorno di Santo Stefano, Tavon Kaiseen Alleyne, cugino ventunenne di Rihanna, ha perso la vita in una sparatoria. In passato lei ha dichiarato apertamente di essere contro la violenza armata e ha finanziato un’organizzazione non profit che si occupa di istruzione e assistenza sanitaria nelle comunità indigenti. Eppure, malgrado gli sforzi filantropici e l’influenza che esercita sui social network – quando ha denunciato pubblicamente Snapchat per avere usato immagini di abusi domestici nella pubblicità di una app in cui figurava anche lei, nel giro di una notte l’azienda ha perso una cifra stimata intorno agli 800 milioni di dollari come valore di mercato –, prova ugualmente una sensazione di impotenza.

D’altra parte, sa però che il suo punto di forza maggiore sta nella sua inattaccabile autenticità. Per cui, ogni sua presa di posizione politica sarà sempre legata alle sue esperienze personali. «La sera prima che morisse, avevo abbracciato forte mio cugino, senza sapere neanche io perché. Adesso ogni volta che abbraccio qualcuno, lo abbraccio come fosse l’ultima volta. Forse è stata la mia prima lezione di vita, non aspettare mai, nemmeno domani», dice, poi si ferma un attimo a riflettere. «Domani dal mio punto di vista è già troppo tardi».

L’istinto materno della star è evidente. Le chiedo che genere di madre pensa che un giorno sarà. «Quando avrò un figlio non riuscirò a perderlo di vista un solo secondo. Questo lo so già in partenza. Dovranno costringermi ad assumere una tata», mi risponde. Provo a immaginare come sarà la vita di Rihanna tra 25 anni. Ma mi rendo conto che cercare di prevedere la sua prossima mossa è impossibile: è questo che la rende così eccitante da guardare.

(Fonte: VanityFair)


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