La trap italiana ci sta prendendo tutti in giro?

Written by on 12 giugno 2018

In questa prima parte del 2018 abbiamo decretato che la trap è il genere più coinvolgente degli ultimi anni. Tutti ormai, anche chi non l’ha mai ascoltata, difficilmente non l’ha sentita nominare o intercettata di sfuggita su qualche stazione radio. Piaccia o no, la trap ha cambiato e spostato gli equilibri dei gusti musicali nel mondo.

Partiamo da un presupposto: la trap ha avuto un’evoluzione lenta ma progressiva. Nasce in Georgia oltre vent’anni fa, nelle strade malfamate, tra le vite difficili dei rapper di Atlanta. Un rap cafone, strafottente. E questa è rimasta la sua caratteristica anche dopo due lustri e a qualsiasi distanza dal Paese d’origine. Gli artisti del genere non hanno mai rinnegato il concetto basilare della trap: fare soldi con la musica. Alla base c’è tanta provocazione, spesso gratuita sia nei testi che nell’estetica. Cosa che lo accomunava al punk inglese degli anni Settanta, che vedeva i Sex Pistols andare in tv a insultare William Grundy giusto perché ne avevano voglia. Proprio l’ultima generazione proveniente da Atlanta, Gucci Mane, Soulja Boy, Migos e Young Thug sono i punti di riferimento dichiarati dei trapper nostrani.

La storia della trap italiana ha come luogo di nascita la periferia nord ovest di Milano, precisamente Settimo Milanese. Nel 2014 un gruppo di amici che già avevano adottato il nome d’arte di Ghali e Sfera Ebbasta si trovavano a casa dell’amico comune Paolo, il produttore Charlie Charles, smanettone delle basi. Questo era fin dall’inizio è il triunvirato della trap made in italy. Da quel paese dell’hinterland milanese partì un fenomeno musicale senza precedenti.

A quattro anni di distanza, dei due amici solo Sfera si può oggi annoverare come trapperL’altro, Ghali, è ora proiettato nell’universo pop. Sfera Ebbasta è diventato il vero punto di riferimento della trap italiana e la sua evoluzione artistica, stilistica e di storytelling, è molto simile a quello che è accaduto in America con Kanye West. Nato ad Atlanta, West, con l’evolversi della sua carriera, si è smarcato dall’estetica e dagli atteggiamenti del rap stradaiolo spostandosi velocemente nella sfera alta della celebrity. Il putiferio scaturito della sua recente dichiarazione – «la schiavitù fu una scelta» – non ha fatto altro che sottolineare quello che West è diventato: un provocatore per scelta. La metamorfosi professionale di Sfera Ebbasta, nel suo piccolo, è molto simile. Dalle rivendicazioni all’appartenenza orgogliosa della periferia di «Ciny» alla consapevolezza strafottente di essere diventato una «rockstar», per Sfera il passo è stato abbastanza breve, un paio d’anni per l’esattezza. E tra i cliché più triti, oltre all’eccesso e alla ricchezza, non poteva mancare la provocazione, arrivata puntuale anche in tv durante la sera del concertone del Primo Maggio. Sfera, uno degli artisti più attesi ma anche più criticati perché per tanti alquanto fuori luogo in un evento simbolo dei sindacati, si è presentato in tenuta Gucci e, come poi ha dichiarato in un post di avere «due Rolex». Per carità, non c’è niente di scandaloso sulla faccenda, ma ci si chiede quanto sia autentico questo atteggiamento o quanto frutto di una precisa strategia di marketing orchestrata da entourage e casa discografica. Ma ci sta, perché il copione dell’artista che ha sposato la trap è questo.

Altro fenomeno è la Dark Polo Gang, che proprio di recente ha perso per strada uno dei fondatori DarkSide, Arturo Bruni, figlio del regista Francesco Bruni, per problemi pare legati alle droghe e per il fatto che Arturo sembrerebbe deciso a intraprendere la carriera solista. Il collettivo romano è arrivato al successo proprio con un brano con Sfera, Cavallini. La loro storia però è dissimile da quella del trapper di Cinisello Balsamo. I membri della DPG vengo infatti tutti da quartieri altolocati «del centro», niente grigie periferie quindi. La particolarità della DPG è che è riuscita a conquistare un pubblico attratto più dall’immaginario che dalla musica, un processo che appartiene ai giovanissimi.

I testi sono strofe a caso sulle droghe, sulla Roma, su Totti, sulle polo di Ralph Lauren, e rappresentano il tratto loro distintivo. Comunicare senza filtri e censure è quello che ha decretato il loro successo, dal ragazzino di periferia al figlio di papà del quartiere benestante. Uno dei segreti della DPG sta nel non sense delle loro metriche scritte a getto, come quelle di Pesi al colloche dicono «Cristiano Ronaldo i miei fra sono fuori a spalare merda al dettaglio». Per la DPG la musica, prodotta molto bene, è un pretesto per poter mostrare il loro immaginario con i video su Youtube e lo fanno benissimo. Sono bravissimi venditori di loro stessi e hanno fatto presa velocemente sui ragazzini perché sono effettivamente unici. Mostrano e vendono i loro atteggiamenti, il loro modo di vestirsi con capi haute couture, di parlare e di atteggiarsi e gestiscono egregiamente tutti i loro contenuti sulla rete che diventano immediatamente virali, che siano sotto forma di videclip o delle popolarissime Instagram Stories.

È sicuramente un’arte anche quello e non è nulla di nuovo. Piacciono o sono odiati senza mezze misure. A volte, però, il loro modo di andare oltre li ha traditi come lo scivolone mediatico degli insulti razzisti di Wayne e Tony Effe rivolti a Bello Figo, reo di aver rifiutato il loro invito per dividere il palco in una loro serata, con le successive scuse su YouTube a orecchie abbassate. Volevano fare del dissing che nel gergo rap è l’insulto in rima, in verità il loro si chiamava con un altro nome. La voglia continua di provocare è parte del progetto della DPG, ma se tutto si limita a questo la loro parabola arriverà probabilmente presto. E Tony Effe, Wayne Santana e Pyrex pare l’abbiano capito; così è arrivata la serie TV su TIMVision e il contratto con l’Universal e hanno aperto il concerto di Fedez e J-Ax il primo giugno scorso.

Insulti a parte, Bello FiGo sembra avere in comune con la DPG lo stesso tipo di pubblico. È diventato popolare un paio d’anni fa con la sua apparizione durante la trasmissione Dalla vostra parte di Rete 4 dove si è fatto insultare gratuitamente da Alessandra Mussolini e da altri. Da qui è diventato virale. Lanciato nel web da un personaggio alquanto discutibile come Andrea Diprè, Bello Figo è conosciuto per essere uno dei rappresentanti del LOL Rap: pezzi di scarsa fedeltà e testi comici che, secondo molti, nella loro demenza trapelano sprazzi di genialità. Ha definito il suo stile Swag  e le sue canzoni hanno titoli come Pasta con tonnoKebabReferendum Costituzionale. È rimasto sulla cresta soprattutto grazie al suo cavallo di battaglia Non pago affitto, brano in cui Bello Figo raccontava di essere arrivato in Italia con la barca, che non vuole pagare l’affitto, che vuole vivere in un albergo a quattro stelle, di votare «Matteo Renzio», di non volere ovviamente lavorare, che vuole essere mantenuto e che soprattutto vuole il «WiFFi».

Difficile che i LOL rapper restino sul pezzo per più di qualche video ma Bello Figo da Parma ce l’aveva fatta perché era diventato in quel 2016, a furia di visualizzazioni dei suoi pezzi, un nemico del popolo, uno dei più odiati. I suoi video avevano come obbiettivo quello di diventare un vittima degli haters. Raggiunto il risultato la situazione era però presto sfuggita di mano a lui e a chi ha provato a lucrare sul suo personaggio diventato nel mentre popolarissimo. Le continue minacce di morte nei suoi confronti hanno costretto promotori e impresari a cancellare la tre date dei suoi attesissimi concerti. Nel momento che Bello Figo ha dovuto chiarire per stemperare la situazione che i suoi testi sono tutti troll gratuiti e che per lui è stato solo divertimento, il suo personaggio si è esaurito di colpo. Bello Figo non ha calcolato che in Italia non è mai stata pronta a comprendere certe dinamiche dell’assurdo e la satira, anche di bassa leva come la sua, fa molta fatica ad essere compresa a livello popolare. Bello Figo avrebbe potuto essere un sketch di Avanzi magari interpretato da un Corrado Guzzanti e forse, in un contesto del genere, sarebbe stato presto per quello che è. Svelato così l’inganno, ora il ragazzo di origini senegalese ci prova con un classicone, un libro sul suo personaggio e il suo stile di vita. Questo mese è uscito infatti Swag Negro, il suo primo libro per Rizzoli, e siamo in attesa dei riscontri.

(Fonte: Vanity Fair)


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