Concerti a Milano, corsa delle super star per prenotare lo stadio di San Siro: Muse, Vasco, Sheeran e Ligabue

Written by on 13 Novembre 2018

Milano è la capitale italiana della musica. Tutto accade qui. Anzitutto perché le sedi dei promoter e delle case discografiche (che negli ultimi 15 anni hanno pure chiuso le filiali romane) sono in città. Non è solo questione di business: per le star internazionali è spesso la prima scelta per i concerti, sia perché il pubblico è più ricettivo, sia perché la vicinanza fisica all’Europa rende meno costosa la logistica di un tour che sposta tonnellate di materiale.

Quella del 2019 si annuncia come un’estate da record. Le richieste per San Siro non sono mai state così alte e potrebbe essere battuto il record del 2014, undici spettacoli. Per il prossimo anno ne sono già stati annunciati otto: sei di Vasco (1, 2, 6, 7, 11, 12 giugno) che sta bruciando biglietti, uno dei Muse (12 luglio) e uno di Ed Sheeran (19 giugno). Sembra che i Muse abbiano pronta un’altra data da annunciare e poi ci sono gli italiani. Ligabue è pronto a tornare con un nuovo disco e un tour negli stadi che passerà ovviamente da San Siro. E per il Liga uno show solo non basta. Anche Jovanotti sta lavorando a un progetto su larga scala, ma più che stadi potrebbe essere qualcosa di sorprendente come le spiagge. In questo caso niente Milano.

Non c’è soltanto lo stadio. Da aggiungere al calendario pop-rock ci sono i raduni nell’area Expo che l’anno scorso ha fatto concorrenza a San Siro, nonostante la logistica poco agevole (oltre 2 chilometri dalla fermata della metro) e servizi collaterali (food soprattutto) ridotti al minimo.

Si può fare meglio. Anzitutto le strutture: Forum e San Siro sono vecchie e non permettono quell’esperienza attorno allo show (parcheggi comodi, ristoranti per andare oltre la sagra della salamella, negozi) che gli impianti in giro per l’Europa riescono a dare. Mancano un’arena più capiente del Forum e uno spazio intermedio fra il palazzetto e i venue da 3 mila posti (Fabrique e Alcatraz): più biglietti disponibili, meno scontenti che restano fuori o che si svenano con i bagarini virtuali.

Ultimo punto. Artisticamente Milano si muove al rallentatore, tutto il nuovo viene da Roma. Vero che una città in crisi (Manchester negli anni 80, Torino nei 90…) stimola l’arte e una in salute offre troppa concorrenza alla cultura, ma si sono spenti troppi locali che offrivano opportunità ai gruppi esordienti. La musica dal vivo non è solo grandi spazi e star globali.

(Fonte: Corriere)


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