25 anni senza Kurt Cobain: impossibile dimenticarti

Written by on 5 Aprile 2019

Come saresti oggi, Kurt? Porteresti ancora quelle improbabili camicie a quadrettoni che mettevano d’inverno e legavamo in vita d’estate? E i jeans strappati li rinnegheresti, oggi che li mettono tutti, specie le modelle? E i capelli, Kurt? Li avresti tinti «alla Bono» o tagliati un po’ come Eddie Vedder? Che cosa avresti detto per la morte di Chris Cornell? Soprattutto, quali altre sonorità ti saresti inventato per traghettare il grunge nel digitale?

Fa impressione pensarlo, ma Kurt Donald Cobain, frontman dei Nirvana e, ancor di più, frontman di una generazione – teens degli anni Novanta, quelli che pogavano al suono di Smells like teen spirit –  avrebbe ormai 52 anni  se una vita bruciata dalla dipendenze e da malesseri fisici e psicologici non lo avesse portato a togliersi la vita, il 5 aprile del 1994, a 27 anni.

Ricorda, meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente

Kurt Cobain

«Ricorda, meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente», ha lasciato scritto Kurt (la ricordate la sua “lettera d’addio”, quella che la moglie Courtney Love lesse ai fan sotto choc per la notizia del suicidio?). Il grunge è di certo bruciato in fretta.

Sono rimasti i Pearl Jam a ricordare quegli anni un po’ scomposti, quella generazione X “alternativa”, con anfibi, maglioni larghi, abiti “no logo”, sigarette rollate in fretta e gli MTV Unplugged guardati nella tv delle camerette (a proposito, una delle migliori performance di Kurt Cobain e dei Nirvana è stata proprio durante il noto programma di MTV).

https://youtu.be/AhcttcXcRYY

Kurt Cobain però non lo ha dimenticato nessuno. La sua anima fragile, gli occhi persi, la voce inconfondibile, roca e disperata, di Come as you are, i capelli nervosamente sistemati dietro le orecchie e poi il fisico sempre più gracile, i look sempre più eccentrici, l’improbabile (ma vera) relazione con Courtney Love da cui ebbe la figlia Frances, il va-e-vieni delle cliniche di riabilitazione e dagli ospedali, la fobia per i media e per la folla, il terrore di non avere più passione per ciò che contava per lui di più (la musica). E poi ancora l’infanzia infelice, la disperazione, le ossessioni, il gesto estremo.

E i Nirvana che – da band di Seattle diventata famosa in mezzo mondo – diventano oggetto di culto, quasi una religione, con quel loro sound nervoso che rendeva ridicole e vetuste le armonie anni Ottanta. Un suono arrabbiato e disarmato insieme, completamente nuovo.

Impossibile rimanere indifferenti riascoltando, 28 anni dopo, Nevermind, impossibile non re-innamorarsi ancora di te, caro Kurt, guardando le foto dell’epoca, specie quelle dei primissimi anni Novanta, i migliori. Credevi già allora che sarebbe stato meglio “bruciarsi in fretta”, Kurt?

(Fonte: Vanity Fair)


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