The Voice of Italy, una rassegna di casi umani. Ma le voci?

Written by on 30 marzo 2018

The Voice of Italy, una rassegna di casi umani. Ma le voci?

Parlavo oggi con un collega che di televisione ne capisce ben più di me, e gli dicevo che non mi spiego come sia possibile che “The Voice of Italy” abbia dodici – DODICI! – autori. Lui mi ha spiegato che sbaglio, che gli autori non sono solo quelli che scrivono i testi e la “sceneggiatura” delle puntate, ma che si sono occupati anche delle selezioni dei concorrenti.
Allora, dico io (ma non l’ho detto a lui), di autore ne sarebbe bastato uno, o una: un autore o un’autrice che abbia l’inclinazione per le storie strazianti. Nella puntata di stasera ho sentito raccontare di nonne, padri e fratelli morti, di genitori assenti, di famiglie povere che a volte non avevano da mangiare: una galleria di tristezze alla Charles Dickens che facevano tanto “C’è posta per te”. Capisco che i casi umani facciano audience e – presumibilmente – suscitino l’affezione del pubblico, ma qualcuno mi dovrebbe spiegare che bisogno c’è che i concorrenti cantino, se il criterio di selezione è il pietismo.
Della prima puntata avevo visto solo la prima mezz’ora, la scorsa settimana, insieme a mio figlio, e mi ero divertito a prevedere quale dei quattro coach avrebbero scelto i cantanti “promossi” (li ho indovinati tutti, e mio figlio era molto sorpreso). Ho letto quello che ne ha scritto Rockol e un po’ sapevo cosa aspettarmi: personaggi e storie. E li ho avuti.

Ho avuto il “momento Carràmba” con il fratello pilota che arriva a sorpresa prima dell’esibizione (se anche stasera ci fosse stato mio figlio con me gliel’avrei preconizzato con cinque minuti di anticipo), ho avuto la finta partecipazione del presentatore come concorrente, ho avuto il lancio della chitarra da parte di un concorrente non ammesso, ho avuto Al Bano che canta “Cono gelato” della Dark Polo Gang. Ho ascoltato un flusso continuo di “fantastico”, “meraviglioso”, “pazzesco”, “sei già un artista” (ho sentito persino citare da AL Bano, temo non volontariamente, la frase famosa di Simona Ventura “sei un diamante grezzo”). E l’ho sentito dire a persone che beh, insomma, dai, ecco, boh…

E ho visto baci, tanti baci, abbracci, tanti abbracci, lacrime, tante lacrime (anche J-Ax con i lucciconi!), ho visto Francesco Renga andare a consolare una concorrente respinta, ho visto Al Bano baciare la mano a una che aveva scelto di entrare nella sua squadra. Insomma, questa seconda (e per me credo ultima) puntata di “The Voice of Italy” non mi ha fatto mancare niente. Ad eccezione di quello che credevo fosse, dato il titolo, l’argomento del programma: le voci.
(Mancavano anche i nomi degli autori delle canzoni, ma ormai a questo mi sono rassegnato).
Bene così: so che i miei prossimi giovedì sera li potrò dedicare ad attività più gratificanti.

Franco Zanetti


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