Rispetto per Patty Pravo (che dentro è un po’ rockstar): la recensione del concerto a Roma

Written by on 19 febbraio 2018

Rispetto per Patty Pravo (che dentro è un po' rockstar): la recensione del concerto a Roma

"La tua immagine scolpita sul cuore", "Con la tua dolce sinfonia i nostri giorni d'armonia", recitano due striscioni appesi alle balaustre. No, non siamo a Lourdes, né tantomeno a Medjugorje. Siamo al concerto di Patty Pravo, a Roma, seconda tappa del mini tour "La cambio io la vita che…". Manca ancora qualche minuto all'inizio dello spettacolo e il pubblico sta prendendo posto. Le poltrone della platea sono in gran parte libere e le hostess di sala invitano gli spettatori in galleria a scendere giù e a occupare i posti: "Sedetevi pure dove volete", gli dicono, con un pizzico di imbarazzo. Tra le prime file, in mezzo a gente vestita in modo bizzarro e decisamente appariscente, ci sono parecchi vip – o presunti tali: tra gli altri, la conduttrice Stefania Orlando, Nancy Brilli e Valeria Marini (che in attesa che le luci si spengano passa il tempo facendosi selfie insieme ai fan).

Quando fanno il loro ingresso sul palco i musicisti dell'orchestra, qualcuno sta ancora cercando un posto a sedere. Ma non c'è tempo per aspettare che tutti si mettano comodi, si è già in ritardo. E allora le luci si spengono, l'orchestra comincia a suonare e Patty, nascosta dietro le quinte, comincia a cantare: "Cosa darei per ritrovare le cose del passato…". È l'incipit di "Concerto per Patty", il lato a dell'omonimo album pubblicato dall'interprete veneziana nel 1969. L'ex ragazza del Piper arriva sul palco da vera diva: la camminata è così leggera che sembra quasi stia levitando. Indossa un elegantissimo (e lunghissimo) abito nero e ha i capelli raccolti in una strana acconciatura.
Il concerto, però, al di là dello spettacolare ingresso della cantante, comincia con qualche problema tecnico: la voce si confonde con quella dell'orchestra, Patty si gira verso i tecnici del suono e gli fa cenno di regolare i volumi. Sembra perdersi, ma poi si riprende. Il pubblico la acclama: "Mi fa piacere che vi siate ricordati di 'Concerto per Patty'", li saluta lei alla fine del lunghissimo pezzo, dopo aver bevuto un bicchiere d'acqua e aver ripreso fiato.

Lo spettacolo che la cantante sta attualmente portando in giro per i teatri italiani è suddiviso in due parti: nella prima, Patty Pravo è accompagnata da un'orchestra sinfonica, la Gaga Symphony Orchestra (che è composta da giovani musicisti sotto i trent'anni e che si è fatta conoscere per aver rivisitato in chiave sinfonica alcuni successi pop); nella seconda, invece, la cantante è invece accompagnata dalla sua band.
Insieme all'orchestra, Patty omaggia i grandi autori e musicisti dei quali, nel corso della sua carriera, ha avuto modo di reinterpretare le composizioni: da Gianni Meccia e Bruno Zambrini (autori di "Concerto per Patty") a Leo Ferré ("Piccina", "Col tempo"), passando per Franco Migliacci, Piero Pintucci e il Maestro Ruggero Cini ("Tutt'al più") a Jacques Brel ("La canzone dei vecchi amanti", "Non andare via"). Dentro, però, ci infila anche un paio di quelli che lei chiama "spiritual", come "Motherless child" e "Ol' man river": "Perché la musica che ascoltiamo oggi viene dai canti dei neri. Volevo cantare questi pezzi per ricordare che la musica che noi ascoltiamo arriva proprio da laggiù", spiega al pubblico.
Con la band, invece, propone il suo repertorio più pop-rock: e quindi l'immancabile "La bambola", "Pensiero stupendo", "E dimmi che non vuoi morire" e la più recente "Cieli immensi", oltre a pezzi come "Orient Express", "Oltre l'Eden" e "Piramidi di vetro".

Ma il vero show è lei. E le canzoni passano quasi in secondo piano. Patty è un monumento vivente, e lo sa: sul palco si mette in posa come se fosse una statua, lancia baci, sfila di fronte al pubblico. Per un attimo sembra quasi voler scendere giù tra le file della platea, poi ci ripensa. Scherza con i fan: "Sei la storia della musica", le urlano. E lei risponde, con aria da diva: "Ah-ah-ah… Ma non giochiamo, dai", scatenando una risata collettiva. Inciampa pure sul vestito, barcolla e s'aggrappa all'asta del microfono per non cadere. Fa tenerezza e strappa parecchi sorrisi. Il pubblico la ama, la rispetta e le regala più di un'ovazione: Patty s'inchina ogni volta, con gratitudine. Chissenefrega se becca una nota su dieci, se ogni tanto fatica ad andare a tempo con i musicisti e se le interpretazioni non sono sempre perfette (eppure "Tutt'al più" resta sempre commovente, e quel "La cambio io la vita che / non ce la fa a cambiare me" dà sempre qualche brivido): lei va avanti senza fermarsi, come se non fosse successo niente, si atteggia a rockstar. E forse, dentro, un po' rockstar la divina Patty lo è davvero.

Il prossimo aprile questa signora compirà 70 anni. Ma guai a farglielo notare: "Dell'età non me ne frega un cazzo", risponde lei.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Concerto per Patty"
"Tutt'al più"
"Piccina"
"La canzone dei vecchi amanti"
"Non andare via"
"Motherless child"
"A modo mio"
"I giorni dell'armonia"
"Col tempo"
"Ol' man river"
"Dove andranno i nostri fiori"

"Miss Italia"
"Se perdo te"
"Orient Express"
"E dimmi che non vuoi morire"
"Oltre l'Eden"
"Piramidi di vetro"
"Cieli immensi
"Un senso"
"La viaggiatrice Bisanzio"
"La bambola"
"Tristezza moderna"
"Pensiero stupendo"
"Pazza idea"

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