MARNIK shock: “Lele abbandona i live”.

Written by on 18 gennaio 2018

Con un post sulla loro pagina Facebook, dal titolo “A message from Lele”, i MARNIK annunciano uno split delle loro attività. Che significa? Che il duo continuerà ad esistere, nessuna scissione o divisione, ma mentre Alex si occuperà delle attività live, Lele si dedicherà esclusivamente alla produzione in studio. Una decisione che ha destato un certo scalpore tra i fan, accolta però con molta comprensione, si legge nei commenti, e con molto affetto. Il fenomeno non è nuovo, sono parecchi ormai gli artisti che non riescono a reggere i ritmi forsennati della tour life di un dj, costantemente in viaggio e senza le lunghe pause che ad esempio si può concedere una band tra un disco e l’altro. I dj devono suonare sempre, i booking si fanno pressanti, le richieste dei club e dei festival continue. Non c’è pausa. Avicii è diventato il simbolo del punto di rottura, e la sua scelta da un lato è parsa clamorosa, dall’altro è senz’altro stata saggia nel salvaguardare la sua stessa salute. I Blasterjaxx l’anno scorso hanno percorso la stessa strada, ma essendo come i MARNIK un duo, questo split ha dato loro la possibilità di vivere in modo più sereno le due parti principali del lavoro: le serate in tour e la produzione in studio. Ho raggiunto Lele proprio per farmi raccontare le ragioni di questa scelta.

Ciao Lele, ci spieghi come e perché avete preso questa decisione?
La decisione è stata comune: più cresce il nostro profilo artistico, più cresce il numero delle date, siamo sempre in giro, è una figata ma è anche molto pesante. Mi sono accorto che tutto questo mi causa stress fisicamente e mentalmente, finisce che perdo del tempo utile nel quale potrei invece essere in studio con le giuste ore dedicate al riposo e la giusta forma. Io sono un produttore, quindi colgo molto bene un problema diffuso che forse dall’esterno non viene percepito.

Quale?
Che si sente la differenza tra chi cura le proprie cose e chi no. Oggi i dj sono dei brand, lo sappiamo tutti, ed è impossibile essere contemporaneamente a spasso per aeroporti e club a suonare e in studio a produrre tracce e remix. Significa che qualcun altro lo sta facendo per te. Ora, avere dei collaboratori è lecito e sacrosanto, ma se in prima persona un artista firma dei brani dove ha solo supervisionato una parte del lavoro, la mancanza del suo tocco personale si avverte. Io sono un producer, ti dicevo, amo stare in studio e voglio curare questa parte del lavoro dei MARNIK. Fortunatamente siamo un duo e Alex può occuparsi serenamente dei live, saremo sempre i MARNIK, anzi probabilmente questo nuovo assetto ci aiuterà a concentrarci su ogni singolo aspetto della nostra musica.

Non credi che questa mancanza di contatto con il palco ti peserà?
La scelta mi pesa, perchè mi salire sul palco e vedere la gente esaltata davanti ai tuoi pezzi è un’emozione indescrivibile, ma sono contento così. Ho già avuto tante soddisfazioni su stage enormi e festival importantissimi, sono appagato in questo senso. E poi, quando vorrò andare in consolle, sarò sempre libero di farlo.

Senti, questo stress da tour sta diventando un problema diffuso, una criticià nel mondo dei dj. Date infinite, spostamenti, nessuna regolarità nello stile di vita. Da Avicii alle pause di Sven Väth, i casi di artisti che scricchiolano di fronte a una vita così intensa sono parecchi. I dj sono dei brand, le richieste di booking si fanno pressanti e non ci sono le pause e i tempi di recupero che erano fisiologicamente consentiti qualche anno fa. Si arriva davvero a un punto di rottura?
È un problema che esiste, gente più in alto di noi l’ha fatto in passato, li capisco, sinceramente non so come facciano artisti come Tiësto, che ha quasi 50 anni, o Steve Aoki, che si aggira intorno ai 40, a fare quella vita, non so se lo potrei reggere. Sicuramente certe scelte salutiste e molta cura per una vita pianificata in ogni minimo dettaglio aiuta, ma credo che ci devi nascere portato. Conosco bene Steve Aoki e lui per esempio è proprio nato per questa vita, gode letteralmente a prendere due aerei al giorno e stare davanti al pubblico ogni giorno, ogni sera. Io non ce la posso fare e non me ne vergogno, amo molto di più la dimensione del lavoro in studio, con ritmi più “umani” e le pause, le vacanze, una vita più normale, se vuoi.

Talvolta ho l’impressione che nel nostro mondo questa storia dei dj sempre perfetti, impeccabili, che non perdono mai smalto, salutisti e fisicati stia diventando un luogo comune dietro cui si nasconde un segreto di pulcinella, come l’omosessualità dei calciatori. Nessuno mostra una crepa, un segno di cedimento, tutti sono felici mentre a me sembra di vedere dei polli in batteria: foto-aereo-video-social-intervista-serata-studio-volo-foto e così in loop. Il tutto alimentato da booking e management che spremono in modo intensivo il brand-artista finché ce n’è. Ma i problemi vengono nascosti come la povere sotto il tappeto. Mi sbaglio?
Probabilmente no. O meglio, ci sono casi in cui le persone sono a proprio agio con ciò che fanno, con una vita al massimo, e altri in cui effettivamente c’è uno stress e un malessere nascosto dietro una bella facciata. Anni fa i dj erano le pecore nere della musica, peggio delle rockstar più decadenti: dicevi dj e pensavi alla droga, a orari impossibili, a una vita malsana. Oggi la prospettiva è ribaltata, i dj non si drogano (o non lo fanno vedere), sono palestrati, sono belli, curati, hanno un’immagine “positiva” e pulita. Ma soprattutto sono dei supereroi capaci di suonare per venti giorni di fila davanti a un pubblico infinito su un palco enorme, saltando e ballando. È evidente che non tutti sono proprio portati a questo tipo di vita, ma se molli il colpo c’è subito qualcun altro pronto a essere catapultato in orbita. Credo che il rapporto con il proprio manager e con chi cura date e attività live sia importante. Dal canto mio, posso tranquillamente dire che noi questo problema non ce l’abbiamo, lo prova il fatto che dopo aver comunque discusso e ponderato la mia scelta, nessuno ci ha imposto di tirare avanti in un modo che non ci dava serenità. In totale trasparenza abbiamo fatto la nostra scelta, chi ci segue e cura è con noi e stiamo già progettando il futuro.

(fonte: DJMagItalia)


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