Ligabue presenta il nuovo film ‘Made in Italy’: ‘C’è del sentimentalismo’

Written by on 24 gennaio 2018

“Fare film è un mestiere faticosissimo. Vuol dire ‘progettare’ le emozioni, fare in modo che una serie di pezzettini di pochi secondi riesca a produrre qualcosa. Mi sono riavvicinato alla regia perché stavolta avevo una storia da raccontare”, dice Ligabue. La storia è quella tratta dalle canzoni del suo ultimo disco, il concept “Made in Italy”: racconta le vicende di Riko, un uomo onesto alle prese con una vita in cui tutto sembra essere diventato improvvisamente precario. Il film si intitola proprio “Made in Italy” e uscirà al cinema il 25 gennaio, a distanza di sedici anni dal precedente film del rocker di Correggio, “Da zero a dieci”.

Riko, interpretato da Stefano Accorsi, ha un matrimonio da ricostruire (quello con Sara, interpretata da Kasia Smutniak), un posto di lavoro da difendere (quello in una ditta che produce insaccati), amici da aiutare e dai quali essere aiutato e una casa da non vendere, nonostante le difficoltà economiche. È un uomo frustrato: “Ogni giorno mandi giù. Finché o scoppi o ti incazzi con qualcuno. E poi torni a insaccare mortadella”, dice Accorsi in una scena del film. Ma non ha voglia di ascoltare cattive notizie. Quando al tg passano notizie sull’economia, lui spegne la tv: “Oggi tutti sanno tutto. Oggi è salito a 215…”, dice. “Ma cosa?”, gli domanda l’amico, perplesso: “Lo spread! Sono riusciti a farmi stare in pensiero per lo spread”. Le crisi che Riko-Accorsi vive nel corso del film sono due: la prima è rappresentata dalla crisi del matrimonio con Sara-Smutniak, la seconda dal licenziamento. “‘Made in Italy’ nasce da una mia canzone, ‘Non ho che te'” spiega Ligabue, “racconta la storia di una persona di mezza età che perde il posto di lavoro. È proprio quella storia che poi ha generato ‘Made in Italy'”.

Ma accanto alle crisi di Riko, ci sono anche quelle vissute dai suoi amici: “È un film sentimentale, perché mi interessava raccontare soprattutto gli stati d’animo di un gruppo di persone per bene, persone che di solito non hanno alcuna voce in capitolo. Ho un sacco di amici che dicono che spesso essere brave persone in questo Paese non aiuta. L’Italia la vedo in una fase di incertezza importante. Ho cominciato a raccontare questo paese dieci anni fa con ‘Buonanotte all’Italia’, poi ho fatto canzoni come ‘Il sale della terra’ e ‘Il muro del suono’, che avevano l’intenzione di raccontare il mio amore per questo paese. Stavolta, però, volevo raccontare questo sentimento con gli occhi di uno che ha meno privilegi di me. Riko vive una vita normale e ha un rapporto molto forte con le radici e con l’Italia. Fa le vacanze a Roma, fa la luna di miele in Italia. Ecco, mi piaceva dare voce a questa categoria non sempre rappresentata”, aggiunge il cantautore.

“Da quant’è che dici che non ne puoi più? Togliti dai coglioni. Cambia città, cambia vita. Cambia te, invece di aspettare il cambiamento”. È il confronto con uno dei suoi amici che spinge Riko a mettersi in discussione: “Abbiamo paura del cambiamento perché pensiamo che non porti cose buone. Ma il cambiamento è il movimento naturale della vita”, osserva Ligabue, “cambiamo noi, cambia il nostro modo di cambiare le cose. Riko e Sara sono due persone che vivono in una realtà consolidata, almeno per loro: questo fa sì che ad un certo punto arrivi un periodo di crisi in cui le inquietudini di Rilo gli fa vedere che le cose gli stanno strette. Ha bisogno, semplicemente, di cambiare il suo punto di vista”. Alla fine, Riko ascolta il consiglio dell’amico e se ne va a Francoforte: “Siamo fatti di colpi di coda, una lunga seri di colpi di coda”. Una vittoria o una sconfitta? “Non è un finale netto, ognuno lo può vivere a seconda di come si pone sentimentalmente”, risponde il cantautore. Certo è che il pancione di Sara è un segno di speranza

(fonte: Rockol)


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