La vera storia del Coachella Valley Music and Arts Festival

Written by on 19 aprile 2018

Negli Stati Uniti d’America dei primi anni novanta, la musica è una religione d’appartenenza, un’ideale. Lo è sempre stata in un certo senso, ma in quel periodo storico lo è di più. Non è raro che un disco diventi una questione politica e anche di razza. Soprattutto sulla costa Ovest, nel tratto di strada che collega Seattle a Los Angeles. Oltre 1.800 km che dividono il grunge dei ragazzi bianchi con le camicie a quadri, i jeans strappati e i capelli lunghi, dall’hip hop, colonna sonora della comunità afro-americana. Il grunge è una sfumatura del rock che unisce punk e heavy metal. Ha una caratteristica inconsueta: tutti i gruppi di riferimento del genere sono originari del Nord-Ovest degli Stati Uniti, in particolare dello stato di Washington, la cui capitale è Seattle. Tra le band più importanti ci sono i Soundgarden di Chris Cornell, gli Alice in Chains, naturalmente i Nirvana di Kurt Kobain e i Pearl Jam. Con il successo dell’album d’esordio “Ten” del 1991, il gruppo di Eddie Vedder diventa uno dei simboli di una nuova generazione di giovani alternativi. Il Pearl Jam sono il gruppo del momento, amato, pluripremiato, corteggiato da radio e TV. “Versus”, il secondo album della band, esce il 19 ottobre del 1993. È un successo annunciato. Vende un milione di copie nella prima settimana. Arriverà a sette dischi di platino. L’hype è alle stelle e dieci giorni dopo, dal Warfield Theatre di San Francisco, parte il “Versus Tour”. I biglietti vanno a ruba ma la tensione sale quando i Pearl Jam scoprono che Ticketmaster, l’azienda che li distribuisce, guadagna in nero una percentuale del prezzo d’ingresso. Seguirà un indagine – poi archiviata – che però convince il gruppo a boicottare Ticketmaster e a stabilire un tetto massimo per il prezzo dei biglietti dei loro concerti. Intanto nel novembre del 1993, proprio a causa di questi problemi, salta una data nel sud della California. I Pearl Jam devono assolutamente trovare in poche ore una location alternativa. Si offre un giovane promoter locale che si chiama Paul Tollet, che propone alla band di esibirsi al Circolo del Polo di Indio. Ci sono molto dubbi a riguardo. È una zona desertica, a due ore di macchina da Los Angeles, a mezz’ora da Palm Springs e con un clima non proprio favorevole per un evento all’aperto di inizio novembre. La band si convince, e nonostante tutte le difficoltà logistiche del caso, al Circolo del Polo di Indio si presentano 25 mila persone. Il promoter dell’evento, Paul Tollet, intuisce le potenzialità di quella location e, nei sei anni successivi al concerto dei Pearl Jam al Circolo del Polo di Indio del 5 novembre 1993, farà di tutto per trasformarla un’area idonea agli spettacoli musicali dal vivo. Oggi Paul Tollet, è il capo di Goldenvoice, la società che ogni anno, in aprile, organizza all’Empire del Polo di Indio il “Coachella Valley Music and Arts Festival” da tutti conosciuto come Coachella.

INDIO – Indio è una piccola cittadina di neppure 80 mila abitanti nella Contea di Riverside, a due ore di macchina da Los Angeles, guidando verso l’interno. Nasce nella seconda metà dell’ottocento come scalo strategico della compagnia ferroviaria Southern Pacific Railroad, nel tratto che collegava Los Angeles, a Yuma, in Arizona. A Indio i motori delle locomotive venivano riempiti d’acqua affinché potessero continuare la loro corsa. I vagoni della Southern Pacific trasportavano sia merci che persone, e per questo a volte erano presi d’assalto dai banditi che si muovevano lungo la ferrovia. Il film “Quel treno per Yuma” del 2007 con Russell Crow e Christian Bale (remake del film omonimo del 1957) racconta una storia del genere. È stata la Southern Pacific a rendere l’area di Indio confortevole e abitabile, in modo che i dipendenti dell’azienda non lasciassero la zona. Nonostante non sia proprio a portata di mano, la Contea di Riverside è un’area che vive soprattutto grazie al turismo. Concerti, esibizioni e gare di camion 4×4, rodei, rassegne culinarie: tra ottobre e maggio Indio ospita numerosi eventi speciali e per questo viene chiamata la “Città Dei Festival”. Tradizione e folclore che ogni anno vengono celebrati con uno dei più grandi festival di musica country degli Stati Uniti: “Stagecoach”, che lancia e ospita tutti i maggiori esponenti del genere musicale più popolare degli Stati Uniti, da una giovanissima, e allora sconosciuta Taylor, Swift fino ai The Eagles.

PAUL TOLLET – A Indio, Paul Tollet è un’istituzione. L’anello di congiunzione tra la tradizione del passato e l’innovazione che guarda al futuro. È il creatore di uno dei Festival di musica più belli del mondo: il Coachella. Figlio di operai dell’Ohio, si trasferisce con la famiglia in California quando ha 8 anni. Al padre, che durante il weekend lo porta con sé a lavorare, ripete che da grande farà di tutto ma non l’operaio. Vorrebbe fare il musicista ma non ha talento, quindi insieme al fratello decide di organizzare alcuni piccoli concerti. Li chiamano Chemical Brothers, perché sono entrambi studenti di ingegneria chimica alla California State University. Niente a che vedere con il duo elettronico inglese. Per ora. Paul Tollet ha 17 anni quando organizza i primi concerti di musica ska e punk e a 19 anni entra in Goldenvoice, società che si occupa di organizzazione di eventi musicali in California. Nel 1991, il proprietario dell’azienda Gary Tovar, viene arrestato per aver venduto marijuana, così Tollet e un altro dipendente, in attesa che il loro capo venga processato, prendono il comando dell’azienda, Tollet ha la stoffa del promoter. Ci sa fare. È sveglio e convincente. Durante i primi incarichi ingaggia band come i Red Hot Chili Peppers e i Jane’s Addiction. Finché nel 1993 riesce nell’impresa di spostare in poche ore un concerto dei Pearl Jam da Los Angeles all’Empire Polo Club di Indio. Nel 1997 si reca in Inghilterra per partecipare al festival di Glastonbury, considerato il miglior evento musicale crossover del mondo. È qui che comincia a fantasticare sull’idea di esportare in California un evento del genere, dove molti artisti, che suonano generi così diversi, anche poco conosciuti e non necessariamente da classifica, si esibiscono insieme ai big delle varie scene sui vari palchi. “Forse – pensa – se riuscissi nell’impresa di unire in un unico evento tutti gli artisti con cui ho lavorato in questi anni, potrei radunare un sacco di gente, in uno stesso luogo e per più giorni”. Un ragionamento semplice e sulla carta ovvio, ma molto difficile da portare a compimento a fine anni novanta, dove la logistica non era semplice come oggi. Tollet si ricorda del Circolo del Polo a Indio, e nel 1999 mette in piedi la prima edizione di un festival che chiama Coachella, “The City of Eternal Sunshine”, come viene comunemente chiamata dai suoi abitanti. Economicamente è un bagno di sangue. Tollet si indebita talmente tanto che per pagare i fornitori dovrà vendere la casa. Ma allo stesso tempo il suo festival crossover di due giorni è riuscito a radunare a Indio 50 mila persone. Vince anche un premio come migliore evento all’aperto degli Stati Uniti, attirando su di se l’attenzione. Si fa avanti la società AEG Live, che nel 2000 sistema i conti e dal 2001 lavora per farlo diventare il festival musicale più bello del mondo. Ma non è facile. Nel 2008 Coachella rischia ancora di fallire. Roger Waters e Prince vogliono troppi soldi, e senza riuscire a fare il tutto esaurito il Festival rischia ancora il collasso.

ROCK IS DEAD? – Nonostante la storia che abbiamo fin qui raccontato sia decisamente rock, la musica elettronica ha fatto parte di Coachella fin dall’inizio. La line up della prima edizione, quella del 9 e 10 Ottobre 1999, è per gran parte composta da deejay e artisti elettronici. Ci sono ,tra gli altri, i Chemical Brothers, Underworld, Richie Hawtin, Moby, DJ Shadow, un giovanissimo A-Trak e, direttamente da Detroit, i fondatori della musica techno Juan Atkins, Derrick May e Kevin Saunderson. Ma è un disastro economico. Nessuno avrebbe retto ad un fallimento del genere, ma qui siamo negli Stati Uniti d’America e Paul Tollet è un visionario e crede fermamente nelle sue idee. Quindi, dopo un anno di pausa forzata, nel 2001 – supportato dalla multinazionale dell’intrattenimento AEG Live – riesce a convincere un sacco di artisti che quello di Coachella è un progetto vincente. Paul Oakenfold, Fatboy Slim, The Orb, Kruder & Dorfmeister, Tricky, St. Germain, Aphex Twin, gli danno fiducia. Inizia la leggenda di Coachella. La comunità di Indio, la cittadina di neppure 80 mila abitati che ospita il festival, capisce perfettamente quanto possa essere importante un evento come quello per l’economia locale, oltre che per la gloria ovviamente (anche se negli Stati Uniti quest’ultimo è un concetto che da solo non viene preso molto in considerazione). Si pensa il grande. Nel 2012 la società Goldenvoice, che intanto è diventata di Paul Tollet, compra gli oltre mille chilometri quadrati del terreno che costeggia l’Empire Polo Club, con l’obiettivo di raddoppiare Coachella. Dopo lo stop del 2000 e l’unica giornata del 2001, per 5 edizioni, dal 2002 al 2006, il Festival viene organizzato su due giorni per coprire poi un intero weekend fino al 2011. Coachella raddoppia definitivamente nel 2012 quando vengono organizzati per la prima volta due weekend a fine aprile. È una mossa vincente e che fa scuola. In un’ora i quasi 400 mila biglietti a disposizione vengono polverizzati. Vendere tutti i biglietti, in pochi senza neppure il bisogno di annunciare la line up, sarà una costante del festival. Era l’obiettivo non dichiarato di Paul Tollet, scoperto a Glastonbury. Accade dal 2010.

 

MUSIC – Il festival di Coachella si sviluppa intorno a 6 aree musicali. Il Coachella Stage è il palco principale dove si esibiscono i nomi scritti in grande e in grassetto sulla locandina, detti headliners. Alcuni di questi suonano nell’atmosfera più intima dell’Outdoor Stage. Poi ci sono tre grandi tendoni che portano il nome di tre deserti: Gobi, Mojave e Sahara. A queste si è aggiunta da poco una sesta zona, la Yuma Yent dedicata ai nativi americani della zona che hanno dato il nome alla città dove passava il treno della Southern Pacific. Coachella è stato uno dei primi festival musicali americani ad abbracciare da subito la cultura elettronica e ad avere un ruolo fondamentale nella consacrazione del fenomeno EDM nel paese. È un festival unico nel suo genere, magico dal punto di vista della location ed estremamente vario per quanto riguarda l’offerta musicale. Non so in quanti festival del mondo sia possibile vedere Calvin Harris esibirsi sullo stesso palco di Beck e Arcade Fire, oppure i Disclosureinsieme ai Guns ‘N’ Roses, o Drake con Axwell e Ingrosso. Ogni anno, in gennaio, la pubblicazione della line up di Coachella è uno dei momenti più attesi dal music business. Essere in quella scaletta, sia come headliner sia come novità, per gli artisti ha un valore commerciale spaventoso. Suonare a Coachella può svoltare una carriera o trasformarla in qualcosa di più grande, di epico. Coachella è diventato con il tempo anche un evento mediatico molto importante. La parata di stelle che ogni anno prendono d’assalto l’Empire Polo Club di Indio fa la fortuna dei siti di gossip, di moda e di costume. Ma la musica rimane un elemento molto importante di un evento capace di dare risonanza mondiale ai nuovi trend musicali, dall’alto di una tranquillità commerciale non da poco. Costruire una line up partendo da una certezza di sold out è un valore aggiunto inestimabile che permette anche di sperimentare. L’esibizione di Calvin Harris sul Main Stage di nel 2014 era stata accolta dalla critica come un’eresia. Ma Coachella è in grado di zittire ogni tipo di critica. Quel dj set, non solo è stato il primo di un deejay moderno sul palco principale del festival, ma è stata anche una delle performance più partecipate fisicamente nella sua storia. Insieme a quella di Snoop Dogg e Dr.Dre nel 2013, ricordata per la proiezione dell’ologramma di Tupac, e quella del deejay americano Kaskade nel 2015. Storia che si ripete ogni anno quando il drone inquadra trionfante la folla di fronte al main stage. E’ successo anche lo scorso weekend durante la storica esibizione di Beyoncé, prima artista afroamericana a chiudere il festival. Lo ha fatto con un vero e proprio concerto di due ore visto in contemporanea su YouTube da oltre 400 mila utenti, stabilendo un altro record. Un’edizione, quelle hip hop, trap e R&B hanno scalzato dal trono la dance. Una delle caratteristiche del festival è quella di essere flessibile, malleabile e aperto verso tutti i generi musicali, proponendo sia cose nuove e inusuali, sia cavalcando e pompando all’inverosimile mode e tendenze com’è giusto che sia all’interno di un progetto commerciale oltre che musicale. Coachella ha ospitato praticamente tutti gli artisti più importanti del mondo. A partire dalla storica esibizione del Daft Punk nel 2006.

MONEY – L’edizione 2017 è stata per Coachella ha portato nelle casse degli organizzatori oltre 114.6 milioni di dollari dei quali ha beneficiato tutta la comunità di Indio, a dimostrazione di come gli eventi musicali – e quindi culturali – organizzati con idee e progettualità possano far fiorire l’economia di una zona. Nel 2016, erano 99 mila le persone a weekend, nel 2017 sono state 125,000. Numero che sarà più o meno confermato quest’anno, nonostante qualche polemica per il troppo affolamento. Oggi Paul Tollet, ideatore e organizzatore di Cichella, amministratore delegato di Goldenvoice, ha 50 anni. Non lo vedrete mai sopra un palco del oppure in posa in qualche foto con gli artisti del suo festival. Lo troverete semmai in giro per l’Empire Polo Club di Indio a raccogliere l’immondizia e a controllare di persona che tutto vada per come ha sempre immaginato.

(Fonte: DjMagItalia)


Radio Emotions
Current track
TITLE
ARTIST

Apple Winamp windows Media Player Real Player QuickTime
WhatsApp Logo