La trap è il rock, Sfera Ebbasta è la rockstar

Written by on 26 gennaio 2018

“Sfera Ebbasta piace a tutti, come il McDonald’s”

Il nuovo album di Sfera Ebbasta è indicatore di due incredibili parabole ascendenti. La prima è quella del trap king di Cinisello Balsamo, che con ‘Rockstar’ va a toccare il picco più alto della sua carriera finora; la seconda è quella della generale trap italiana, che per l’ennesima volta negli ultimi mesi va a confermarsi come il genere più popolare in Italia. Partiamo dal secondo assunto. I numeri parlano per loro: Dark Polo Gang, Sfera Ebbasta, Ghali, Tedua, Rkomi e compagnia sono la new wave italiana più marcata e promettente. Se la scena EDM non è ancora riuscita a trovare quella coesione e quel seguito nazionale che in molti casi europei ha garantito il raggiungimento delle massime posizioni dell’airplay – anche perchè questa “scena” non è mai stata poi così concreta, anche se di lavoro se ne sta facendo – le nuove leve che tirano giù barre spezzate sui beat di Sick Luke, Charlie Charles e Low Kidd hanno avuto il merito di disegnare un immaginario che sui giovani ha avuto un appeal vincente fin da subito. Lo streetwear, le Instagram story, il sacrificio del contenuto per la più classica esaltazione dell’ego e del consumo, il linguaggio, la droga. Niente di inventato, perchè i protagonisti trap statunitensi masticano questo cibo da anni, ma sicuramente importato nel modo migliore possibile.

Il Duomo di Milano esplode per Sfera – onnipresente sui cartelloni della metro – che si affaccia su una folla che lo attendeva dal mattino, la romana Via del Corso si riempie di ragazzini per seguire lo shopping di Side, Wayne, Tony e Pyrex, recentemente reduci da una serie di dischi d’oro e platino, Salmo in ‘Perdonami’, l’ultima traccia dei record, a quelle sonorità – abilmente piazzate dal giovanissimo Tha Supreme – gli stringe l’occhio senza tanti problemi, come anche Nitro in ‘No Comment’, il nuovo album. Se gli anni ’90 hanno visto l’offerta musicale giovanile in mano ad un rap più impegnato e meno sbruffone, la trap “non ne sa un cazzo” di politica, nè gli interessa, ed estremizza i concetti materialisti introdotti dai maggiori protagonisti dell’ultimo decennio. I valori sono mutati: leggerezza assoluta, astensione, autocelebrazione, beatmaking, autotune, gomiti sempre altissimi. Denti placcati, ciuffo rosso, sedili posteriori, fumo sempre a portata di mano. In una fase di stallo della musica italiana, in cui le nuove leve del pop escono dai talent e Sanremo celebra vecchie glorie fisiologicamente fuori tempo ma comunque infiocchettate, la wave sorta nelle periferie delle grandi città italiane adesso è arrivata ai party più lussuosi di Milano, solitaria sotto il grande riflettore del pop. A molti sembrava impossibile, per altri sarebbe stato un fenomeno passeggero come l’ennesimo meme musicale, pochissimi altri hanno visto il potenziale fin da subito. Se vogliamo guardare al resto del mondo, ci bastano le line up del Coachella, dell’ultimo Ultra Music Festival, delle novità 2017 dei palchi del Tomorrowland e gli headliner di raduni europei come il Lollapalooza francese per capire che il mainstream del 2018 si chiama trap.

A gennaio 2018, a pochi giorni dall’uscita di ‘Rockstar’, i numeri sono già eloquenti e scriverne è quasi superfluo. L’intera raccolta di Sfera Ebbasta ha preso d’assalto la Top100 di Spotify Italia, piazzandosi nelle prime undici posizioni  – come era stato anche per l’ultimo mixtape della DPG – per poi far capolino nella Global Chart, tra i giganti pop di tutto il mondo. Nell’album ci sono una serie di featuring internazionali, tipici di chi ha deciso che vuole giocare in Champions League: Quavo dei Migos (probabilmente i massimi esponenti trap nel mondo al momento), Tinie Tempah, Rich The Kid, Lary Over, Miami Yacine. ‘Rockstar’, la title track, è una instant hit dal platino assicurato. La morbidezza della componente melodica di Charlie Charles e l’autotune di Sfera – il suo imbattibile marchio di fabbrica – rendono il pezzo ideale per le radio e sottolineano il motivo del successo del milanese che su una base così spaccherebbe anche solo con le previsioni del meteo. Niente contenuti, nessun dovere di messaggio. Sono qui, più in alto di tutti, partito da zero: “ora puoi pure piangere se non ci sentiamo / non mi dispiace se non mi cercherai”. Il titolo del brano, che battezza anche l’album, ha un intento chiaro: il rock non ha più la presenza scenica di un tempo e la vita da rockstar adesso la fanno i trap boys ‘Cupido’ è il miglior featuring della raccolta e probabilmente quello che avrà il successo più rumoroso, insieme a ‘Uber’ e ‘Bancomat’‘Tran Tran’, il singolo che mesi fa ha anticipato l’album, era già un chiaro indizio del livello di qualità che era nostro dovere aspettarci e del cambio di direzione dell’artista: Sfera non è più il bravo ragazzo nel brutto quartiere di ‘Sfera Ebbasta’, datato 2016. Anche perchè adesso sarebbe un personaggio fuori contesto: “ho sempre voluto che le mie rime rispecchiassero la realtà e fossero vere. Se adesso parlassi dei palazzi di Cinisello e di spaccio non sarei credibile. Sono due anni che in quartiere ci vado pochissimo, le mie giornate sono del tutto diverse” ha dichiarato in una recente intervista per La Stampa. Non c’è più nulla di cui lamentarsi, niente per cui dover fare la voce grossa, il seme della ribellione all’ingiustizia non esiste, perchè adesso il ragazzo dal ciuffo rosso è divenuto impossibile da ignorare, anche per i più puritani. ‘XNX’ e ’20 Collane’ sono gli unici due pezzi in cui certe sfumature più cupe tornano a farsi sentire, tra modelle senza faccia che vogliono lo xanax e Sfera che anche se “brilla come un’astronave” ha paura “della morte ma anche della vita”. Trovano perfettamente collocazione all’interno della raccolta.

È appena iniziato il nuovo anno, ma il panorama dei prossimi mesi è già chiarissimo. Il pop italiano ha un nuovo volto e non deve più andare a pescare su nomi over30 triti e ritriti nè si trova in stato di dipendenza tossica dai plasticosi talent televisivi: che piaccia o no, per le strade c’è una leva giovane che funziona e che piace non solo al nostro paese, ma anche fuori. La trap italiana va giù agli inglesi: emblematico è il video di ‘Mob’ di Lazza, Salmo e Nitro in cui Andrea Folino ha incluso anche Harvey e Rayman, due youtuber britannici – divenuti celebri per le loro rap reactions – che ironizzano sul flow di Lazza e il beat di Low Kidd, così come l’approdo della Dark Polo Gang in territorio londinese. Non dispiace agli americani, che oltre a prestarsi per featuring non disegnano neanche i nostri produttori. Al pari di quelli francesi, gli esponenti italici non stanno passando proprio inosservati. E a noi che piace parlare di dj e producers, non dispiacerebbe vedere i beatmaker romani e milanesi raggiungere l’hype di gente come Baauer, Carnage, Metro Boomin e amici, che partiti come produttori per il mondo trap e hip hop sono arrivati a fare da headliner nei più grandi festival del globo.

(fonte: DJMagItalia)


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