La filosofia della Dark Polo Gang spiegata dalla Dark Polo Gang – VIDEOINTERVISTA

Written by on 15 maggio 2018

La filosofia della Dark Polo Gang spiegata dalla Dark Polo Gang - VIDEOINTERVISTA

La Dark Polo Gang è tornata sulle scene con nuova musica, un featuring internazionale e una docu-serie. Dopo alcuni mesi di silenzio il collettivo capitolino ha pubblicato lo scorso venerdì "British", singolo che anticipa il primo album per una major, la Universal, con la quale ha recentemente firmato un contratto discografico: "Abbiamo tagliato i capelli, siamo passati dai Beatles agli Oasis e abbiamo fatto gang!". Per questo progetto la Dark Polo Gang si presenta in una formazione a tre (la produzione è del solito Sick Luke): Dark Wayne/Wayne Santana, Tony Effe e Dark Pyrex/Principe Pyrex (Sick Side, l'altro membro del collettivo, ha fatto sapere di aver lasciato – momentaneamente? – il collettivo per alcuni problemi legali e di salute). La nuova canzone della DPG è arrivata a un mese esatto dall'uscita della versione italiana di "Plug walk" del rapper statunitense Rich The Kid (uno dei nomi più caldi della scena trap statunitense: il video della versione originale della canzone conta circa 90 milioni di visualizzazioni su YouTube), che vanta proprio la partecipazione del collettivo. Il gruppo, tra l'altro, ha recentemente annunciato che aprirà l'unica data italiana di Post Malone, il rapper di "Rockstar" attualmente in cima alle classifiche statunitensi, in programma per il prossimo 10 luglio al Rock in Roma: "Chi non viene al concerto è un bufu", scherzano loro.
Ma la novità più interessante è "Dark Polo Gang – La serie", che ha debuttato in esclusiva su TIMVISION lo scorso 5 maggio: ogni sabato vengono pubblicati tre episodi, per quattro settimane. Raccontando la "quotidianità" dei membri del collettivo e dei loro più stretti collaboratori, come lo stesso Sick Luke, i 12 episodi della serie permettono di conoscere più da vicino la Dark Polo Gang e la loro filosofia di vita (e di stile) – non senza un tocco di ironia. Abbiamo incontrato Wayne, Tony e Pyrex a Roma e gli abbiamo chiesto di commentare alcune delle "massime" con cui hanno raccontato la Dark Polo Gang alle telecamere della serie. Ecco cosa ne è venuto fuori.

"Uno non si rende proprio conto del lavoro che abbiamo fatto. Non l'ha fatto nessun altro, in Italia" (a proposito del successo raggiunto nel giro di pochissimi mesi, partendo dal niente e senza il supporto di una grande etichetta)
Pyrex: Abbiamo creato un format nuovo che adesso tutti quanti cercano di ricopiare. Siamo stati gli artefici di un ricambio generazionale. Abbiamo preso tutto quello che esisteva fino a quel momento nel rap e lo abbiamo rovesciato.
Tony: Abbiamo fatto cinque o sei album in pochi mesi, se ci pensate sono tantissimi.
Wayne: Siamo stati tra i più giovani a scoprire altri talenti. In neanche un anno di "rap game" siamo riusciti ad arrivare ad uno status credibile. Quando altri artisti hanno cominciato a fidarsi di noi abbiamo capito di aver fatto il salto.

"Per noi è ancora un gioco, anche se ci guadagniamo" (sempre a proposito del successo)
Pyrex: Fino a poco tempo fa prendevamo tutto un po' per gioco. Ad un certo punto non te lo puoi più permettere. È un gioco, ma fino ad un certo punto. Perché questo lavoro comporta sacrifici, impegno. Non diventi famoso per caso.
Wayne: Quello che sta succedendo in questo momento è strano. È come se la gente cominciasse improvvisamente a capirci. In realtà è stato un processo graduale, ma negli ultimi mesi quello che sembrava una mosca è diventato un calabrone. È cresciuto tutto. E sta ancora crescendo.

"Abbiamo voluto esasperare quello che eravamo. Pochi riescono a comunicare quello che comunichiamo noi" (sul loro stile e sulla loro immagine)
Wayne: Noi esasperiamo le cose e poi le uccidiamo. È il fiore all'occhiello della nostra azienda. Ogni progetto è una "wave" e le "wave" vanno uccise. Decidiamo noi quando una cosa inizia e quando una cosa finisce. Ma bisogna avere consapevolezza di quello che si fa, non esasperare a buffo. Perché sennò non c'è cambiamento, non c'è evoluzione del linguaggio. Non ti diverti più. Noi ci stanchiamo molto facilmente di tutto quello che facciamo.

"Siamo la cosa che si avvicina di più ai Beatles su questo pianeta" (su come la Dark Polo Gang interpreta sé stessa)
Pyrex: Mi riferivo al fatto di essere così tanto iconici, tutto qui. Perché ognuno di noi è un personaggio forte. Magari in altri gruppi c'è una star e poi ci sono gli altri componenti. Noi siamo diversi. Non ne escono tanti, di gruppi così forti. La storia dei Beatles non la conosco così bene, ma immagino che abbiano fatto un percorso simile al nostro.

"Rapper italiano non ti rispetto. Rispetto solo per pochi" (sul rap game)
Pyrex: Ma è tutt'ora così, ne rispettiamo davvero pochi.
Tony: Era una frase goliardica. Io comunque li odio i rapper, quelli col cappellino vecchio stile. Cioè non è che li odio, è che non li rispetto. Non mi sento come loro.
Wayne (rispondendo a Tony): Ma non esistono più, bro, ormai i rapper sono come noi.

"Andiamo a giocare ad armi pari con tutti" (a proposito della firma con la major)
Pyrex: Gli altri hanno ottenuto i nostri stessi risultati tramite major, sponsorizzazioni, pompando il loro lavoro. Noi lo abbiamo fatto "a mani basse": abbiamo pubblicato i nostri progetti lasciando che andassero da soli. Mettevamo le tracce solo su YouTube e su Spotify le pubblicavamo solo dopo un po' di tempo.

"A certi livelli non bastano più quattro ragazzi con tanta voglia di fare, ma sere qualcuno che ti fa fare il salto di qualità" (parlando ancora del contratto con la major)
Wayne: Noi partiamo da indipendenti, ma non volevamo fare battaglie per l'indipendenza. Era più una cosa del tipo: "Non abbiamo bisogno di nessuno, ma se ci vuoi abbiamo un potere". Tutto quello che ci offrivano prima della firma con Universal era sempre poco. Invece ad un certo punto è arrivata la convocazione in nazionale. Era il momento giusto per farlo: avevamo molte cose in ballo e andavano fatte bene. Non si potevano più gestire da "indipendenti".
Tony: Alle radio, ad esempio, non potevamo arrivarci da soli.

"L'unica responsabilità che sentiamo e far sentire la gente libera" (sui giudizi della gente)
Tony: Mi dicevano cosa dovevo fare e cosa non dovevo fare, a partire dalla mia famiglia. Mi dicevano che non dovevo fare il rapper, ad esempio, che ero volgare, che mi vestivo male. Ma io ho sempre continuato per la mia strada, ho fatto sempre quello che volevo fare. Giusto o sbagliato che fosse. Non ho mai prestato attenzione ai commenti e ai giudizi della gente. Dovrebbe essere sempre così: ognuno dovrebbe fare quello che sente di fare e stare bene con sé stesso.
Wayne: E poi bisogna saper distinguere le persone che ti vogliono davvero bene da quelle che non ti vogliono bene.

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La Dark Polo Gang è a corto di idee o ci sta ancora trollando?

"Compro cinte orologi e gioielli / Solo per sentirmi un po' meglio / Mia madre mi ha fatto bello / Mia nonna educato (grazie nonna)". A vederli in foto o su un palco, con le bandane annodate…
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