Jennifer Lopez: «Obiettivo Casa Bianca»

Written by on 16 Gennaio 2019

Jennifer Lopez è in ritardo. Molto in ritardo. La notizia arriva nella stanza del Four Seasons di Los Angeles – luogo dell’appuntamento – per bocca di una di quelle assistenti tutte uguali, giovani e con il naso sempre piantato sul cellulare, che lavorano con le star di Hollywood. «Un problema di manicure», dice la ragazza senza neanche accennare a guardarmi.

Se sei Jennifer Lopez, in fondo fare aspettare una giornalista per il colore dello smalto è un dovere.

Ma la situazione non è così drammatica: dopo soli 35 minuti J.Lo arriva. Indossa un completo camicia pantalone rosso scuro di Valentino, occhiali da vista portati solo per sfizio, capelli raccolti e pelle del viso a cui non daresti più di trent’anni («presto lancerò una linea di skin care tutta mia», dirà più tardi). Delle sue tante trasformazioni – ragazza del Bronx, fidanzata del rapper, stella di Hollywood, diva latina – questa ultima a quasi 50 anni (li compie a luglio) e 20 di carriera potrebbe essere rubricata come «donna che si è fatta brand». Non che prima non lo fosse, ma il passaggio da artista a ceo è più evidente oggi che in passato, anche grazie al fidanzamento con Alex Rodriguez, ex campione di baseball famoso soprattutto per i passati flirt – Madonna, Kate Hudson, Cameron Diaz – convertitosi in commentatore e uomo d’affari.

Insieme, in meno di due anni,  i «J-Rod» sono diventati una delle coppie più in vista dello spettacolo, molto presenti sui giornali, protagonisti della vita sociale di Manhattan dove abitano per gran parte del tempo. Qui svolgono affari immobiliari di alto livello (acquisto più recente: una penthouse da oltre 15 milioni di dollari a 432 Park Avenue, l’edificio residenziale più alto del mondo) e si dedicano ad azioni benefiche come i fondi raccolti per Puerto Rico dopo l’uragano Maria.
Fanno, insomma, quello che ci si aspetta da una power couple con ambizioni che vanno oltre lo spettacolo e che magari abbracciano… La politica? «Certo che ci pensiamo, al fatto che insieme abbiamo potere». Quindi potremo vedervi alla Casa Bianca? «Chissà», risponde seria J.Lo, senza specificare chi dei due sarebbe il presidente.

Nel frattempo c’è però da promuovere il film, un progetto di cui oltre che protagonista è anche produttore esecutivo, e che segna il suo ritorno alla commedia romantica. In Ricomincio da me (titolo originale: Second Act), al cinema dal 24 gennaio, interpreta Maya, quarantenne in coppia (il fidanzato è Milo Ventimiglia) e assistente manager di un grande negozio del Queens. Una che si è fatta da sola, ma che non ha potuto studiare, così la promozione l’avrà il collega laureato. Eppure lei non molla e riesce a mostrare il proprio valore, misurandosi alla pari con persone di una classe sociale che non è la sua. Il messaggio è chiaro ed è anche l’essenza della vita di J.Lo. Dal Bronx ai grattacieli di Manhattan, magari addirittura alla Casa Bianca: non importa chi sei, importa cosa vuoi diventare.

Quanto c’è di lei in Maya?
«Siamo entrambe newyorkesi, condividiamo la stessa sensibilità, siamo cresciute in modo simile. Se non fossi diventata cantante e attrice, forse sarei anch’io commessa in un negozio. Maya vuole di più dalla vita, come l’ho voluto io. È ambiziosa, è stata calpestata, ma non molla».
Maya prende il treno dal Queens per andare a Manhattan e guarda la città da lontano, come se fosse un sogno.
«È un mondo molto diverso, quando vivi nei quartieri esterni e arrivi nella grande città. È un viaggio così lungo che è come andare su un altro pianeta. Il mio primo album si intitolava On the Six (la metropolitana che porta dal Bronx a Manhattan, ndr) proprio per quello. Solo chi l’ha percorso sa che cosa significa arrivare in centro in cerca di una vita, e quanto sia eccitante quando poi ce la fai».
Quando il successo arriva, c’è il rischio di dimenticarsi da dove si viene?
«Forse succede ad altri, non a me. Fino ai 23 anni ho vissuto nel Bronx, e ancora mi sento di appartenere a quel mondo, non è qualcosa che ho accantonato come un ricordo lontano.  Quelle sono le mie radici e hanno formato ciò che sono oggi».
In che modo il Bronx l’ha formata?
«All’epoca il mio quartiere era un vero crogiolo culturale fatto di musica di tutti i tipi – salsa, hip hop, pop – e di gente diversissima. Si cresceva in strada, e quando cresci in strada cresci con una frenesia diversa, che ti porti dentro tutta la vita».
È quello che Maya nel film definisce essere street smart e che è diverso dalla cultura che ci si fa sui libri.
«Sì, perché è una cosa che non si può imparare. Lo vedo anche con i miei bambini. L’altro giorno ho detto a mia figlia (Emme, gemella di Maximilian, 11 anni a febbraio, ndr) che deve essere tosta. Lei mi ha risposto: “Insegnamelo!”. Ma come si fa? Non si può. Ci sono cose che si imparano solo dalla strada».
Si pone mai il problema che i suoi figli crescano troppo privilegiati?
«Ci sono pro e contro. Forse loro non sono street smart ma hanno la mente aperta, sono abituati a viaggiare, cosa che io da bambina non ho mai fatto, vivono in una casa grande e diversamente da me non sentono parlare di problemi di soldi. Io sono cresciuta con “non abbiamo soldi, dove prendiamo i soldi, come paghiamo l’affitto, non possiamo comprare le scarpe, non puoi avere il gelato”. Loro queste cose non le sentono. La mia responsabilità è insegnare loro il valore del duro lavoro, e il modo migliore è con l’esempio».
Ha mai sofferto per non essere andata all’università?
«Non ho mai sognato Harvard. Non che fossi una cattiva studentessa, ero brava, ma non era quello il mio percorso. Volevo essere un’artista».
Adesso è anche una donna d’affari.
«Ho gente che lavora per me che è andata a Harvard o a Stanford (ride)».
Però comanda lei.
«Non ragiono in questo modo. Ho una mentalità molto di squadra».
Il successo si costruisce più con il talento o con la determinazione?
«Non c’è un modo solo. Quando ho iniziato a ballare non conoscevo nessuno nel mondo dello spettacolo o che fosse stato a Hollywood. Eppure ce l’ho fatta, perché ho lavorato più di chiunque altro. A volte lavorare duramente non basta: devi impegnarti più duramente di chiunque ti stia attorno. Una volta che trovi la tua strada, tutto si può fare, ma non si diventa come me o Alex impegnandosi a metà. Onestamente, il segreto del mio successo è che ancora oggi sono quella che lavora più di tutti. E non mi fermo mai».

(Fonte: VanityFair)


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