Il ritorno di The Voice: il commento alla prima puntata

Written by on 23 marzo 2018

Il ritorno di The Voice: il commento alla prima puntata

The Voice è tornato. Due anni fa, alla fine della quarta edizione, lo avevamo dato per morto e sepolto. La Rai non sembrava avere interesse a portare avanti un talent di quel tipo, schiacciata com'era tra "Amici" di Mediaset e "X factor" rivitilizzato dopo il passaggio a Sky. The Voice, peraltro, non ha mai prodotto un artista di successo – solo un caso mediatico, quello di Suor Cristina.
Ma The Voice è un talent centrato sulla "giuria" e non sui concorrenti: è il suo pregio ed il suo limite.
Invece, eccolo di nuovo qua: questa sera è andata la prima puntata della quinta stagione.
Alcune prime impressioni, dopo la prima puntata.

I coach
Cast rinnovato, con un quattro nuovi coach: Al Bano, il ritorno di J-Ax , Cristina Scabbia dei Lacuna Coil e Francesco Renga, e con la conduzione di Costantino Della Gherardesca.
Al Bano è la vera rockstar, il divo del quartetto. Cristina Scabbia è la meno conosciuta – almeno per il pubblico generalista della TV – ma esce con la grinta e la personalità che ha sul palco con con i Lacuna Coil, J-Ax viene usato come punto di riferimento (è di fatto il più anziano ed esperto). Renga è sorridente e rassicurante.

Il meccanismo
Da rivedere sulla lunga distanza. La prima puntata è sempre la più divertente, con i provini al buio, che sono la vera cifra del programma. Solo che durano ben 4 settimane, e dalla seconda in poi, il rischio noia è dietro l'angolo – vedremo se ci saranno trovate terranno alta l'attenzione. L'introduzione ha provato a spiegare il meccanismo leggermenye rivisitato (con il tasto del "blocco"), non sono apparse così rilevanti: alla fine quello che conta sono le reazioni dei coach alle voci, e quando si girano le poltrone.

I cantanti
“C’è differenza tra essere una cantante ed essere un’artista e tu sei un’artista”. “Un piccolo Michael Jackson un po’ più timido”, "Hai il fuoco": a sentire i coach non sembra di essere a The Voice, ma già alla Rock 'n' roll hall of fame. L'esagerazione fa parte del gioco: c'è qualche buona voce, quello sì, ma nulla da strapparsi i capelli.
In generale, rispetto al passato, si vede comunque un migliore casting sui personaggi e sulle storie: notevole la drag queen che si commuove e sceglie Al Bano, per fare un esempio, o il nipote di Aurelio Fierro, leggenda della canzone napoletana.

La conduzione e il programma
Costantino Della Gherardesca è un bravo presentatore, chi lo conosce e lo segue sa che è competente di musica, ma in TV si è sempre dedicato ad altro. Il suo sarcasmo tagliente, più che a The Voice, sembra adatto a "Pechino express", dove l'ironia è un elemento di sopravvivenza. Qua ha poca empatia con i concorrento. Qualche buona trovata autoriale (come dare un cucciolo ai coach e costringerli alla pet therapy in pubblicità) lo mette in una luce migliore, ma gli manca ritmo.


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