Dark Polo Gang: «In Italia provano tutti a copiarci»

Written by on 28 Settembre 2018

Pyrex: «Provano a fare tutti il nostro percorso, a dire le cose come noi. Non mi dà fastidio che ci copino, ma inventati qualcosa di tuo, no? L’Italia è piccola, quasi nessuno si inventa niente e si sono tutti accodati a noi».

Wayne: «Noi ci ispiriamo agli americani, gli italiani si ispirano a noi».

Ce n’è per far arrabbiare decine di cantanti italiani di trap per l’intervista che i componenti della Dark Polo Gang – Dylan Thomas Cerulli (Dark Pyrex), Umberto Violo (Wayne Santana) e Nicolò Rapisarda (Tony Effe) – danno a Vanity Fair nel numero in edicola da mercoledì 26 settembre, e in cui si attribuiscono il merito di aver portato in Italia l’ormai gettonatissima variante del rap.

Sono più indulgenti con chi delle generazioni precedenti ha scelto di sconfinare nel loro campo, come Dolcenera che fa le cover trap (Wayne: «Bene. Ha allargato il target») o Al Bano che a The Voice ha cantato la loro Cono Gelato(ancora Wayne: «Questo è un Paese di vecchi, è brutto dirlo, ma più arrivi agli anziani e più sei ben accetto»). Ma i giudizi della band, che ha in uscita il nuovo album Trap Lovers anticipato dal già disco di platino singolo British, sono più tranchant verso i mucisicti coetanei. A cominciare da quello che fino a poco tempo fa era il quarto componente, Arturo Bruni (DarkSide), uscito dal gruppo dopo problemi di salute causati da qualche eccesso di troppo. Ecco, dall’intervista a Vanity Fair, lo scambio in cui per la prima volta ne parlano.

Pyrex: «Sono cose che succedono, nella vita».

Wayne: «Per noi la musica è competizione, non facciamo che parlarne, che pensarci, per dedicarci completamente a questa sfida abbiamo dovuto lasciare delle cose indietro, cose che non possiamo più recuperare. Lui è uscito, noi gli auguriamo il meglio, il progetto continua, con energie nuove, produttori nuovi, un mondo nuovo».

Pyrex: «A volte per un gruppo è più facile sciogliersi che rimanere insieme, e sarebbe stata una tragedia aver creato una cosa così potente e poi distruggerla. A volte succede, noi lo abbiamo evitato».

Tony: «In quel periodo era più facile che succedesse, ed era anche più facile andarsene che affrontare i problemi».

Pyrex: «Noi abbiamo fatto di tutto per renderlo nostro fratello, poi ognuno della propria vita fa quello che vuole e il risultato è questo, non abbiamo niente da nascondere, gli vogliamo ancora bene, nessuno si odia. Fine».

Tony: «A noi non piace fare le vittime, è questa la vera differenza».

Una cosa che li irrita, dicono i tre della Dark Polo Gang a Vanity Fair, è il fatto di essere ancora considerati «un fenomeno». «La cosa del fenomeno era comprensibile il primo anno», dice Pyrex, «un fenomeno è lo yo-yo con cui giochi sei mesi». Wayne fa il paragone con il calciatore più famoso della Serie A: «Cristiano Ronaldo poteva essere una novità il primo anno, ma poi il resto è duro allenamento. Il primo anno fai dieci gol, ma poi ti devi allenare».

Si attribuiscono anche il primato dei social media. Tony: «Pure Instagram l’abbiamo inventato noi. Nessuno si rapportava ai fan sui social come facevamo noi. Ora sono tutti nostri figli». A partire da Young Signorino, che si è fatto tatuare anche il loro numero simbolo, il 777. Tony lo chiama «Young figliolino». Nessuna invidia, o forse un po’ sì, per la loro amata Dua Lipa che ha condiviso un video di Signorino invece che uno dei Dark Polo. Wayne: «Bella per lui». Tony: «Poi però l’ha chiamata il suo discografico e le ha detto: lascia perdere».

 

(Fonte: VanityFair)


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